Informazioni su gaetano pesce

Marito, Papà di due figli , Infermiere , Figlio di due genitori stupendi, fratello : di un fratello e di una sorella; zio di 5 nipoti. Amo la natura; sono per la giustizia; sogno dei politici che si dedicano alla crescita italiana. Frequento la chiesa evangelica.

L’amore

L’amore, facile a pronunciarsi ma difficile a darene il giusto peso; chi ama? chi deve essere amato e in che misura. Nella vita dell’ uomo quanti veramente hanno amato. Forse l’uso incondizionato della parola lo ha sgravato della responsabilità che egli nella sua vera grandezza alla sua origine ne era possessore. Amore: dare la vita, soffrire, sacrificarsi, rinunciare a tutto perché la persona amate fosse felice. Oggi il nostro egoismo arriva e mantiene il primo posto davanti a tutto, ma poi a quale prezzo…sappiamo realmente ancora amare, sappiamo ancora riconoscere i veri valori dell’amore o è meglio perdere tutto e poi il tempo cancella tutto come l’onda del mare sulla riva,porta via tutto; ma questo non è vero dentro di noi nulla si cancella, anzi rispecchia sui nostri volti. Allora fermarsi e ricominciare ad imparare, dagli errori; ridando il giusto potere e autorità alle parole, alle azioni, ai sentimenti e se necessario fare anche un passo indietro per guadagnarne due avanti in un seondo momento,cioè cadere, rialzarsi per poi imparare a camminare e poi a corere. Sbagliare non è sinonimo di sconfitta, fallimento, ma crescita. Gesù crocefisso per noi, e qui la parola« AMORE» in questo gesto ce altruismo. Con questo amore libera l’uomo dal peso del suo peccato, lo rende libero.

 

Augurio di un buon 2016

Lasciamoci alle spalle un 2015 piene di eventi che ci hanno rattristato il cuore; ma ora auguro un buon anno a tutti, questo nuovo anno lo vorrei pieno in amore, cambiamenti positivi e realizzazioni per tutti.
Basta guerre, basta distinzioni tra terzo mondo e paesi evoluti ( che di evoluto non so a cosa ci si riferisca, ad esempio: sociale), basta egoismi politici , che una volta vantano successi di progressione finanziaria e dall’altra aggiungono una tassa, basta buttare il cibo quando c’è gente che muore di fame, basta lo sfruttamento del genere umano e specialmente quello minorile.
Avrei altre mille cose da aggiungere al basta, ma lasciamo che piuttosto che scriverli vengano a realizzarsi.
Ma dico ancora una cosa basta a divorzi che non portano che ad una sofferenza nei figli che vivono un conflitto famigliare, vivendo come pacco della posta oggi con mamma e domani con papà, scusate ma questo forse fa parte dell’evoluzione occidentale   o forse tanto l’hanno fatto anche altri allora posso farlo anch’io. Dio è buono e misericordioso e ci perdona se noi riconosciamo il peccato, ma vuole anche che mettiamo a disposizione la nostra intelligenza, e che perdoniamo come lui perdona noi.
Buon 2016

La vita cristiana. Romani 12:9-21

9 L’amore sia senza ipocrisia. Aborrite il male e attenetevi fermamente al bene. 10 Quanto all’amore  fraterno, siate pieni d’affetto gli uni per gli altri Quanto all’onore, fate a gara nel rendervelo reciprocamente. 11 quanto allo zelo, non siate pigri; siate ferventi nello spirito, servite il Signore; 12 siate allegri nella speranza, pazienti nell’afflizione, perseveranti nella preghiera;13 provvedete alle necessità dei santi, esercitate con premura l’ospitalità.14 Benedite quelli che vi perseguitano; Benedite e non maledite.15 Rallegratevi con quelli che sono allegri; piangete con quelli che piangono.16 Abbiate fra voi un medesimo sentimento; non abbiate l’animo alle cose alte, ma lasciatevi attirare dalle umili. Non vi stimate savi da voi stessi. 17 Non rendete ad alcuno male per male. Applicatevi alle cose che sono oneste, nel cospetto di tutti gli uomini. 18 Se è possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti gli uomini.19 Non fate le vostre vendette, ai miei cari,  ma cedete il posto all’ira di Dio; poiché sta scritto: A me la vendetta; io darò la retribuzione, dice il Signore.20 Anzi, se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere; poiché, facendo così, tu radunerai dei carboni accesi sul suo capo.              21 Non esser vinto dal male, ma vinci il male col bene.

Intanto diciamo che l’autore della lettera ai Romani è l’apostolo Paolo; il periodo risale al 58-59 d.C. Dopo aver predicato in Turchia ed in Grecia egli aveva il progetto di visitare Roma durante il viaggio che voleva intraprendere per la Spagna e che si sarebbe svolto subito dopo aver consegnato un’offerta ai cristiani poveri di Gerusalemme. Paolo indirizzandosi ai propri connazionali, manifestando apertamente il suo amore nei loro confronti; e ancora spiega come loro facciano parte del meraviglioso progetto di Dio (9:1 Dico la verità in Cristo, non mento -poiché la mia coscienza me lo conferma per mezzo dello Spirito Santo) che abbraccia ed unisce Giudei e Gentilii in un unica chiesa . Entrambi i gruppi possono lodare Dio per la sua saggezza ed il Suo amore.( 11:13-36)

Quasi tutti abbiamo imparato ad amare e lo facciamo fingendo, sappiamo che dobbiamo parlare con gentilezza, evitare di offendere e sembrare ben disposti nei confronti degli altri; e possiamo arrivare fino al punto di essere convinti  di  amare gli altri: nel senso che ci sentiamo pieni di compassione quando veniamo a conoscenza di un bisogno altrui o ci indigniamo nel vedere qualche ingiustizia. Dio ci parla del vero amore, quello che non ha correlazione con il comportamenti superficiali e le emozioni. Fare qualcosa per le persone che amiamo, in modo da aiutarli e migliorarli. Singolarmente non possiamo avere la capacità e le risorse per amare una comunità al fine di aiutarli a crescere e migliorarsi, ma la chiesa, cioè il corpo di Cristo può farlo. Leggendo Efesini 2:10 dice : è Dio stesso che ci ha creati, che ci ha dato una nuova vita in Gesù Cristo per farci compiere quelle buone opere che aveva già preparato per noi.

Si può onorare il ricco, il potente, i nostro capo … perché attraverso loro si possono ottenere dei benefici a nostro favore; oppure noi cristiani onoriamo gli altri credenti disinteressatamente, perché sono nostri fratelli e sorelle in Cristo e noi siamo grati a Dio per questo. Ospitalità non è la casa pulita, pietanze squisite  ed abbondanti, i padroni di  casa tranquilli e rilassati e senza problemi. l’ospitalità cristiana può avvenire in una casa disordinata, povera, intorno ad una minestrina, ad un padrone di casa stanco, troppo occupato per poter ricevere ospiti. La grazia di Dio è un favore non meritato e quando avrai sperimentato la grazia di Dio allora  vorrai condividerla con altri . Se ami gli altri come Dio ama noi allora sarai pronto a perdonare. Se dai da bere ad un tuo nemico non vuole significare che tu approvi i suoi errori e lo amerai malgrado i suoi errori, come Cristo ha amato noi; ricordiamo che Cristo  ci ha amato ha pagato, riscattato per noi  i nostri peccati sulla croce.

questo per dire che non c’è opera o servizio che possiamo fare per guadagnare la salvezza, è volontà di Dio che la salvezza ricevuta sia l’inizio e lo stimolo verso quelle opere di servizio che sono nel Suo piano per ciascuno di noi. In Efesini 4:12 Dio ha dato alla chiesa la grande responsabilità di fare discepoli. Ciò comprende la predicazione ,l’insegnamento, le guarigioni, la cura, l’edificazione….Dio ci ha chiamato come membra del Suo corpo e come tali, è possibile realizzare più di quanto possiamo immaginare. Unità nella chiesa perché noi siamo uno in Cristo.

Bibliografia:

Vita Pratica

La sacra bibbia, commentario di John Mc Arthur 

come traccirci la linea da perseguire. La nostra maturtá influenza?

C’è un momento nel quale bisogna fermarsi; perché hai la necessità di tracciare un percorso ben preciso da seguire. La palla pazza lanciata, che batte a destra e sinistra, su e giù, senza  direzione ordinata e coordinata non porta a sviluppare un senso logico della vita che vorresti perseguire. Per questo motivo la mia necessità di scrivere sul mio blog ha portato ad un freno. Nel mio profondo saprei cosa scrivere, ma cerco la giusta maturità. Allora ecco che rinchiuso in me voglio capire come scrivere e quali strumenti usare. Dio usa l’uomo ed é da Lui prescelto al fine di compiere il suo volere, e stai sicuro che l’uomo non può scappare a tale suo destino. Ecco, io mi sono  fermato perché devo approfondire quello che facevo.

convertirsi

Non è con la guerra, con l’odio, la vendetta che si può combattere il male e generare così il bene e la pace; il male che combatte il male genera il male. Dio Padre è il Dio della pace e dell’amore, Egli ci ha sempre dimostrato amore e perdono. Gesù ci ha insegnato amore, perdono ; crocefisso per noi affinché i nostri peccati venissero cancellati. Cristo paga per l’uomo. La morte e la risurrezione è il nucleo della fede. Bisogna insegnare ad amare, per quanto questo sia difficile e per quanto questo a volte sembra impossibile, ma per  la mano divina, la mano di Dio nulla è impossibile.

Predicare l’amore per la pace è l’unico modo per generare pace tra le persone, nel mondo.

Presidente della Repubblica e relativo discorso.

Ecco che dal 03 febbraio 2015 nel palazzo del  Quirinale  è  nuovamente insediato da un nuovo presidente della Repubblica;Sergio Matterella.                                                                            

Allego così un bellissimo discorso tenuto dal presidente, discorso pieno di speranza.

Palazzo Montecitorio, 03/02/2015 Messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Parlamento nel giorno del giuramento Signora Presidente della Camera dei Deputati, Signora Vice Presidente del Senato, Signori Parlamentari e Delegati regionali, Rivolgo un saluto rispettoso a questa assemblea, ai parlamentari che interpretano la sovranità del nostro popolo e le danno voce e alle Regioni qui rappresentate.

Ringrazio la Presidente Laura Boldrini e la Vice Presidente Valeria Fedeli.

Ringrazio tutti coloro che hanno preso parte al voto. Un pensiero deferente ai miei predecessori, Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano, che hanno svolto la loro funzione con impegno e dedizione esemplari.

A loro va l’affettuosa riconoscenza degli italiani.
Al Presidente Napolitano che, in un momento difficile, ha accettato l’onere di un secondo mandato, un ringraziamento particolarmente intenso.
Rendo omaggio alla Corte Costituzionale organo di alta garanzia a tutela della nostra Carta fondamentale, al Consiglio Superiore della magistratura presidio dell’indipendenza e a tutte le magistrature.
Avverto pienamente la responsabilità del compito che mi è stato affidato.
La responsabilità di rappresentare l’unità nazionale innanzitutto.
L’unità che lega indissolubilmente i nostri territori, dal Nord al Mezzogiorno.
Ma anche l’unità costituita dall’insieme delle attese e delle aspirazioni dei nostri
concittadini.
Questa unità, rischia di essere difficile, fragile, lontana.
L’impegno di tutti deve essere rivolto a superare le difficoltà degli italiani e a realizzare le loro speranze.
La lunga crisi, prolungatasi oltre ogni limite, ha inferto ferite al tessuto sociale del nostro Paese e ha messo a dura prova la tenuta del suo sistema produttivo.
Ha aumentato le ingiustizie.
Ha generato nuove povertà.
Ha prodotto emarginazione e solitudine.
Le angosce si annidano in tante famiglie per le difficoltà che sottraggono il futuro alle
ragazze e ai ragazzi. Il lavoro che manca per tanti giovani, specialmente nel Mezzogiorno, la perdita di occupazione, l’esclusione, le difficoltà che si incontrano nel garantire diritti e servizi sociali fondamentali.
Sono questi i punti dell’agenda esigente su cui sarà misurata la vicinanza delle istituzioni al popolo.
Dobbiamo saper scongiurare il rischio che la crisi economica intacchi il rispetto di principi e valori su cui si fonda il patto sociale sancito dalla Costituzione.
Per uscire dalla crisi, che ha fiaccato in modo grave l’economia nazionale e quella europea, va alimentata l’inversione del ciclo economico, da lungo tempo attesa.
E’ indispensabile che al consolidamento finanziario si accompagni una robusta iniziativa di crescita, da articolare innanzitutto a livello europeo.  
Nel corso del semestre di Presidenza dell’Unione Europea appena conclusosi, il Governo – cui rivolgo un saluto e un augurio di buon lavoro – ha opportunamente perseguito questa strategia.
Sussiste oggi l’esigenza di confermare il patto costituzionale che mantiene unito il Paese e che riconosce a tutti i cittadini i diritti fondamentali e pari dignità sociale e impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli che limitano la libertà e l’eguaglianza.
L’urgenza di riforme istituzionali, economiche e sociali deriva dal dovere di dare risposte
efficaci alla nostra comunità, risposte adeguate alle sfide che abbiamo di fronte.
Esistono nel nostro Paese energie che attendono soltanto di trovare modo di esprimersi compiutamente.
Penso ai giovani che coltivano i propri talenti e che vorrebbero vedere riconosciuto il  merito.
Penso alle imprese, piccole medie e grandi che, tra rilevanti difficoltà, trovano il coraggio di continuare a innovare e a competere sui mercati internazionali.
Penso alla Pubblica Amministrazione che possiede competenze di valore ma che deve declinare i principi costituzionali, adeguandosi alle possibilità offerte dalle nuove tecnologie e alle sensibilità dei cittadini, che chiedono partecipazione, trasparenza, semplicità degli adempimenti, coerenza nelle decisioni.
Non servono generiche esortazioni a guardare al futuro ma piuttosto la tenace
mobilitazione di tutte le risorse della società italiana. Parlare di unità nazionale significa, allora, ridare al Paese un orizzonte di speranza.
Perché questa speranza non rimanga un’evocazione astratta, occorre ricostruire quei legami che tengono insieme la società.
A questa azione sono chiamate tutte le forze vive delle nostre comunità in Patria come all’estero.
Ai connazionali nel mondo va il mio saluto affettuoso.
Un pensiero di amicizia rivolgo alle numerose comunità straniere presenti nel nostro
Paese.
La strada maestra di un Paese unito è quella che indica la nostra Costituzione, quando
sottolinea il ruolo delle formazioni sociali, corollario di una piena partecipazione alla vita pubblica.
La crisi di rappresentanza ha reso deboli o inefficaci gli strumenti tradizionali della partecipazione, mentre dalla società emergono, con forza, nuove modalità di espressione che hanno già prodotto risultati avvertibili nella politica e nei suoi soggetti. Questo stesso Parlamento presenta elementi di novità e di cambiamento.
La più alta percentuale di donne e tanti giovani parlamentari.
Un risultato prezioso che
troppe volte la politica stessa finisce per oscurare dietro polemiche e conflitti.
I giovani parlamentari portano in queste aule le speranze e le attese dei propri coetanei.
Rappresentano anche, con la capacità di critica, e persino di indignazione, la voglia di
cambiare.
A loro, in particolare, chiedo di dare un contributo positivo al nostro essere davvero comunità nazionale, non dimenticando mai l’essenza del mandato parlamentare.
L’idea, cioè, che in queste aule non si è espressione di un segmento della società o di interessi particolari, ma si è rappresentanti dell’intero popolo italiano e, tutti insieme, al
servizio del Paese.
Tutti sono chiamati ad assumere per intero questa responsabilità.
Condizione primaria per riaccostare gli italiani alle istituzioni è intendere la politica come
servizio al bene comune, patrimonio di ognuno e di tutti.
E’ necessario ricollegare a esse quei tanti nostri concittadini che le avvertono lontane ed estranee.
La democrazia non è una conquista definitiva ma va inverata continuamente, individuando le formule più adeguate al mutamento dei tempi.
E’ significativo che il mio giuramento sia avvenuto mentre sta per completarsi il percorso di un’ampia e incisiva riforma della seconda parte della Costituzione.
Senza entrare nel merito delle singole soluzioni, che competono al Parlamento, nella sua sovranità, desidero esprimere l’auspicio che questo percorso sia portato a compimento con l’obiettivo di rendere più adeguata la nostra democrazia.
Riformare la Costituzione per rafforzare il processo democratico.
Vi è anche la necessità di superare la logica della deroga costante alle forme ordinarie del processo legislativo, bilanciando l’esigenza di governo con il rispetto delle garanzie procedurali di una corretta dialettica parlamentare.
Come è stato più volte sollecitato dal Presidente Napolitano, un’altra priorità è costituita
dall’approvazione di una nuova legge elettorale, tema sul quale è impegnato il Parlamento.
Nel linguaggio corrente si è soliti tradurre il compito del capo dello Stato nel ruolo di un
arbitro, del garante della Costituzione.
E’ una immagine efficace.
All’arbitro compete la puntuale applicazione delle regole. L’arbitro deve essere – e sarà imparziale.
I giocatori lo aiutino con la loro correttezza.
Il Presidente della Repubblica è garante della Costituzione.
La garanzia più forte della nostra Costituzione consiste, peraltro, nella sua applicazione.
Nel viverla giorno per giorno.
Garantire la Costituzione significa garantire il diritto allo studio dei nostri ragazzi in una scuola moderna in ambienti sicuri, garantire il loro diritto al futuro.
Significa riconoscere e rendere effettivo il diritto al lavoro.
Significa promuovere la cultura diffusa e la ricerca di eccellenza, anche utilizzando le nuove tecnologie e superando il divario digitale. Significa amare i nostri tesori ambientali e artistici. Significa ripudiare la guerra e promuovere la pace. Significa garantire i diritti dei malati.
Significa che ciascuno concorra, con lealtà, alle spese della comunità nazionale.
Significa che si possa ottenere giustizia in tempi rapidi. Significa fare in modo che le donne non debbano avere paura di violenze e discriminazioni.
Significa rimuovere ogni barriera che limiti i diritti delle persone con disabilità.
Significa sostenere la famiglia, risorsa della società.
Significa garantire l’autonomia ed il pluralismo dell’informazione, presidio di democrazia. Significa ricordare la Resistenza e il sacrificio di tanti che settanta anni fa liberarono l’Italia dal nazifascismo.
Significa libertà. Libertà come pieno sviluppo dei diritti civili, nella sfera sociale come in
quella economica, nella sfera personale e affettiva.
Garantire la Costituzione significa affermare e diffondere un senso forte della legalità. La lotta alla mafia e quella alla corruzione sono priorità assolute.
La corruzione ha raggiunto un livello inaccettabile.
Divora risorse che potrebbero essere destinate ai cittadini.
Impedisce la corretta esplicazione delle regole del mercato.
Favorisce le consorterie e penalizza gli onesti e i capaci.
L’attuale Pontefice, Francesco, che ringrazio per il messaggio di auguri che ha voluto inviarmi, ha usato parole severe contro i corrotti:
«Uomini di buone maniere, ma di cattive abitudini».
E’ allarmante la diffusione delle mafie, antiche e nuove, anche in aree geografiche storicamente immuni.
Un cancro pervasivo, che distrugge speranze, impone gioghi e sopraffazioni, calpesta diritti.
Dobbiamo incoraggiare l’azione determinata della magistratura e delle forze dell’ordine
che, spesso a rischio della vita, si battono per contrastare la criminalità organizzata.
Nella lotta alle mafie abbiamo avuto molti eroi.
Penso tra gli altri a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Per sconfiggere la mafia occorre una moltitudine di persone oneste, competenti, tenaci.
E una dirigenza politica e amministrativa capace di compiere il proprio dovere.
Altri rischi minacciano la nostra convivenza. Il terrorismo internazionale ha lanciato la sua sfida sanguinosa, seminando lutti e tragedie in ogni parte del mondo e facendo vittime innocenti.
Siamo inorriditi dalle barbare decapitazioni di ostaggi, dalle guerre e dagli eccidi in Medio Oriente e in Africa, fino ai tragici fatti di Parigi.
Il nostro Paese ha pagato, più volte, in un passato non troppo lontano, il prezzo dell’odio e dell’intolleranza. Voglio ricordare un solo nome: Stefano Taché, rimasto ucciso nel vile attacco terroristico alla Sinagoga di Roma nell’ottobre del 1982.
Aveva solo due anni.
Era un nostro bambino, un bambino italiano. La pratica della violenza in nome della religione sembrava un capitolo da tempo chiuso dalla storia.
Va condannato e combattuto chi strumentalizza a fini di dominio il proprio credo, violando il diritto fondamentale alla libertà religiosa.
Considerare la sfida terribile del terrorismo fondamentalista nell’ottica dello scontro tra
religioni o tra civiltà sarebbe un grave errore.
La minaccia è molto più profonda e più vasta. L’attacco è ai fondamenti di libertà, di
democrazia, di tolleranza e di convivenza. Per minacce globali servono risposte globali.
Un fenomeno così grave non si può combattere rinchiudendosi nel fortino degli Stati
nazionali. I predicatori d’odio e coloro che reclutano assassini utilizzano internet e i mezzi di comunicazione più sofisticati, che sfuggono, per la loro stessa natura, a una dimensione territoriale.
La comunità internazionale deve mettere in campo tutte le sue risorse.
Nel salutare il Corpo Diplomatico accreditato presso la Repubblica, esprimo un auspicio di intensa collaborazione anche in questa direzione.
La lotta al terrorismo va condotta con fermezza, intelligenza, capacità di discernimento. Una lotta impegnativa che non può prescindere dalla sicurezza: lo Stato deve assicurare il diritto dei cittadini a una vita serena e libera dalla paura.
Il sentimento della speranza ha caratterizzato l’Europa nel dopoguerra e alla caduta del
muro di Berlino.
Speranza di libertà e di ripresa dopo la guerra, speranza di affermazione di valori di democrazia dopo il 1989.
Nella nuova Europa l’Italia ha trovato l’affermazione della sua sovranità; un approdo sicuro ma soprattutto un luogo da cui ripartire per vincere le sfide globali.
L’Unione Europea rappresenta oggi, ancora una volta, una frontiera di speranza e la prospettiva di una vera Unione politica va rilanciata, senza indugio.
L’affermazione dei diritti di cittadinanza rappresenta il consolidamento del grande spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia.
Le guerre, gli attentati, le persecuzioni politiche, etniche e religiose, la miseria e le carestie generano ingenti masse di profughi. Milioni di individui e famiglie in fuga dalle proprie case che cercano salvezza e futuro  proprio nell‘Europa del diritto e della democrazia. E’ questa un’emergenza umanitaria, grave e dolorosa, che deve vedere l’Unione Europea più attenta, impegnata e solidale.
L’Italia ha fatto e sta facendo bene la sua parte e siamo grati a tutti i nostri operatori, ai vari livelli, per l’impegno generoso con cui fronteggiano questo drammatico esodo.
A livello internazionale la meritoria e indispensabile azione di mantenimento della pace, che vede impegnati i nostri militari in tante missioni, deve essere consolidata con un’azione di ricostruzione politica, economica, sociale e culturale, senza la quale ogni
sforzo è destinato a vanificarsi.
Alle Forze Armate, sempre più strumento di pace ed elemento essenziale della nostra
politica estera e di sicurezza, rivolgo un sincero ringraziamento, ricordando quanti hanno  perduto la loro vita nell’assolvimento del proprio dovere.
Occorre continuare a dispiegare il massimo impegno affinché la delicata vicenda dei due nostri fucilieri di Marina, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, trovi al più presto una conclusione positiva, con il loro definitivo ritorno in Patria.
Desidero rivolgere un pensiero ai civili impegnati, in zone spesso rischiose, nella preziosa opera di cooperazione e di aiuto allo sviluppo.
Di tre italiani, padre Paolo Dall’Oglio, Giovanni Lo Porto e Ignazio Scaravilli non si hanno notizie in terre difficili e martoriate.
A loro e ai loro familiari va la solidarietà e la vicinanza di tutto il popolo italiano, insieme all’augurio di fare presto ritorno nelle loro case.
Onorevoli Parlamentari, Signori Delegati, 
Per la nostra gente, il volto della Repubblica è quello che si presenta nella vita di tutti i
giorni: l’ ospedale, il municipio, la scuola, il tribunale, il museo.
Mi auguro che negli uffici pubblici e nelle istituzioni possano riflettersi, con fiducia, i volti degli italiani: il volto spensierato dei bambini, quello curioso dei ragazzi.
i volti preoccupati degli anziani soli e in difficoltà il volto di chi soffre, dei malati, e delle
loro famiglie, che portano sulle spalle carichi pesanti.
Il volto dei giovani che cercano lavoro e quello di chi il lavoro lo ha perduto. Il volto di chi ha dovuto chiudere l’impresa a causa della congiuntura economica e quello di chi continua a investire nonostante la crisi.
Il volto di chi dona con generosità il proprio tempo agli altri.
Il volto di chi non si arrende alla sopraffazione, di chi lotta contro le ingiustizie e quello di chi cerca una via di riscatto. Storie di donne e di uomini, di piccoli e di anziani, con differenti convinzioni politiche, culturali e religiose.
Questi volti e queste storie raccontano di un popolo che vogliamo sempre più libero, sicuro e solidale.
Un popolo che si senta davvero comunità e che cammini con una nuova speranza verso un futuro di serenità e di pace.
Viva la Repubblica, viva l’Italia!
Signor Presidente della Repubblica italiana, le auguro un buon lavoro, il Signore  la benedica, le dia pace e serenità nel suo operato.

“Il Natale”

Quando si parla del Natale si identifica la festività nella nascita di “Gesù”; che verrà poi chiamato l’Emmanuele, che nella sua interpetrazione significa” Dio con noi “. Yeshua dall’ebraico significa” il signore della slavezza”. Christos significa ” l’unto” ed è l’esatto equivalente della parola ebraica per “Messia”. Il figlio di Dio, la “Parola” eterna di Dio, si è fatta carne ed ha portato a compimento il suo ministero, affinchè coloro che credono in Lui siano salvati. Giovanni prese in prestito l’uso del termine ” Parola” non solo dal lessico veterotestamentario, ma anche dalla filosofia greca, in cui il termine era sostazialmente impersonale e identificativa il principio razzionale della “mente” o perfino della “sapienza divina”. La Parola era la potente espressione di Dio nella creazione. La Parola rinunciò volontariamente alla sua posizione celeste prendendo la forma di uomo, rimanendo ubbidiente fino alla morte sulla croce. In Filippesi 2:6-8 dice: il quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò l’essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, ma svuotò se stesso, prendendo forma di servo, diventando simile agli uomini; trovato esteriormente come un uomo, umiliò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte. L’evangelista Luca, ci da un resoconto dettagliato della nascita di Gesù. Luca era medico ed accurato ricercatore, quindi si parla di una persona colta.La giovane Maria di Nazaret ebbe il singolare privilegio di essere scelta affinchè lei concepisse il figlio di Dio; fidanzata con Giuseppe, fallegname , discendente  re di Davide. Maria ricevette la visita dell’angelo Gabriele che le annunciò che avrebbe concepito attraverso lo Spirito Santo e partorendo un figlio maschio che avrebbe chiamato Gesù; in Luca 1:32 ” Egli sarà grande:sarà chiamato  figlio dell’Altissimo, e il Signore Iddio gli darà il trono del suo antenato Davide. E ancora in Luca 1:35 L’angelo le rispose: “Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra , perciò il bambino che nascerà sarà chiamato: Figlio di Dio”; ma ancora le dice nel versetto 1:36 “Non è tutto , ecco sei mesi fa tua cugina Elisabetta, che chiamavano << la sterile>>, è rimasta incinta nonostante l’età, (37) perchè nulla è impossibile a Dio. Luca è l’unico tra i quattro evangelisti a dare un nesso fra gli eventi che egli riporta e gli avvenimenti storici. La Palestina in quel periodo era sotto il governo dell’impero romano; era al potere Cesare Augusto, primo imperatore romano. In precedenza i territori giudaici erano esclusi dal censimento perchè proprio i Giudei erano esenti dal prestare il servizio militare nell’esercito romano e il censimento mirava principalmente all’arruolamento dei giovani al servizio militare. Questo nuovo censimento universale  avevo lo scopo di enumerare ogni famiglia e tribù ed è per questo che Giuseppe,  Giudeo,  dovette tornare alla sua tribù d’origine, proprio per registrarsi. Sia Giuseppe che Maria erano entrambi discendenti di Davide e quindi si recarono a Betlemme ( città natale di Davide). Con la nascita di Gesù a Betlemme si saebbe adempiuta la profezia riportata in Michea 5:2. Maria che doveva andare con lui, avrebbe dovuto partorire da un momento all’altro, e quando giunsero a Betlemme, non riuisirono a trovare neanche un posto dove alloggiare. Quando si fa la volontà di Dio non ci viene garantita una vita confortevole,ma è sicuro che i disagi a quali dobbiamo far fronte hanno un loro significato nei piani/o di Dio. Dio controlla l’evolversi degli avvenimenti storici:

  • Gesù naque nella città profetizzata in Mic.5:1;
  • Giuseppe e Maria discndenti di Davide ( in quanto doveva avere una discendenza regale) Is11:1; Ger.33:15; Ez. 37:24; Os. 3:5;

Luca 2:6-7 “Mentre erano là si compì per lei il tempo del parto; diede alla luce il suo figlio primogenito, lo fasciò, e lo coricò in una mangiatoia perchè non c’era posto per loro nell’albergo.” Le mangiatoie del tempo erano delle caverne con un trugolo scavato nelle pareti di roccia. I d’intorni erano bui e sporchi, luogo inaspettato per i Giudei dove potesse nascere il Re Messia.Gesù viene per risanare i nostri peccati.

Luca 2:8-11 ” In quella stessa regione c’erano dei pastori che stavano nei campi e di notte facevano la guardi al loro gregge. E ecco un angelo si presentò a loro e la gloria del Signore risplendè intorno a loro, e furono presi da gran timore. L’angelo disse loro:<< non temete, perchè io vi porto la buona notizia di una grande gioiache tutto il popolo avrà: ” Oggi nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo, il Signore.  

Gesù è venuto perchè vuole insegnarci ad amare, per mostrarci quanto è grande l’amore del padre nei confronti dell’umanità. Per dirci che la cattiveria, il rancore, l’odio non portano frutti all’uomo; uomo come genere umano. Dio ci fa un grande dono nel mandarci Suo Figlio. Nasce il Re, il Messia tanto atteso, l’annuncio viene fatto dall’angelo a dei semplici pastori. Egli viene per coloro che hanno un cuore sufficentemente umile da poterlo ricevere. Non devi pensare di meritarlo, incomincia a riconoscerlo e ti accorgi che Gesù bussa al tuo cuore e non aspetta neanche che tu rispoda perchè egli è già entrato. Lui conosce i nostri cuori e noi facciamo parte del progetto di Dio. Il giusto termine è strumento, uno strumento viene usato ai fini di un’opera. Anch’io in questo momento che srivo sono usato da Dio perchè ti faccio leggere la sua “Parola”. Quale cosa più bella è quella di essere usati come strumento. Mi usa nel percorso del mio lavoro in ospedale, nella malattia delle persone ricoverate. Apri il tuo cuore fai nascere Gesù nel tuo cuore, accettando Gesù nel tuo cuore anche tu nasci in una vita nuova, Gloria a Dio, per ogni uomo che accetta Dio; gli angeli fanno festa nel cielo. Se hai letto quello che ho scitto,spero di aver stimolato in te una riflessione, e pensa che tenere Gesù nel proprio cuore è gioia e la vita ha un grande sapore in più.

La benedizione del Signore ci accompagni in ogni momento della vita.

Testi consultati:La vita pratica attraverso il Nuovo testamento e la Sacra bibbia con note e commenti di Joh MacArthur (Nuova riveduta 2006)