L’amore

L’amore, facile a pronunciarsi ma difficile a darene il giusto peso; chi ama? chi deve essere amato e in che misura. Nella vita dell’ uomo quanti veramente hanno amato. Forse l’uso incondizionato della parola lo ha sgravato della responsabilità che egli nella sua vera grandezza alla sua origine ne era possessore. Amore: dare la vita, soffrire, sacrificarsi, rinunciare a tutto perché la persona amate fosse felice. Oggi il nostro egoismo arriva e mantiene il primo posto davanti a tutto, ma poi a quale prezzo…sappiamo realmente ancora amare, sappiamo ancora riconoscere i veri valori dell’amore o è meglio perdere tutto e poi il tempo cancella tutto come l’onda del mare sulla riva,porta via tutto; ma questo non è vero dentro di noi nulla si cancella, anzi rispecchia sui nostri volti. Allora fermarsi e ricominciare ad imparare, dagli errori; ridando il giusto potere e autorità alle parole, alle azioni, ai sentimenti e se necessario fare anche un passo indietro per guadagnarne due avanti in un seondo momento,cioè cadere, rialzarsi per poi imparare a camminare e poi a corere. Sbagliare non è sinonimo di sconfitta, fallimento, ma crescita. Gesù crocefisso per noi, e qui la parola« AMORE» in questo gesto ce altruismo. Con questo amore libera l’uomo dal peso del suo peccato, lo rende libero.

 

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Presidente della Repubblica e relativo discorso.

Ecco che dal 03 febbraio 2015 nel palazzo del  Quirinale  è  nuovamente insediato da un nuovo presidente della Repubblica;Sergio Matterella.                                                                            

Allego così un bellissimo discorso tenuto dal presidente, discorso pieno di speranza.

Palazzo Montecitorio, 03/02/2015 Messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Parlamento nel giorno del giuramento Signora Presidente della Camera dei Deputati, Signora Vice Presidente del Senato, Signori Parlamentari e Delegati regionali, Rivolgo un saluto rispettoso a questa assemblea, ai parlamentari che interpretano la sovranità del nostro popolo e le danno voce e alle Regioni qui rappresentate.

Ringrazio la Presidente Laura Boldrini e la Vice Presidente Valeria Fedeli.

Ringrazio tutti coloro che hanno preso parte al voto. Un pensiero deferente ai miei predecessori, Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano, che hanno svolto la loro funzione con impegno e dedizione esemplari.

A loro va l’affettuosa riconoscenza degli italiani.
Al Presidente Napolitano che, in un momento difficile, ha accettato l’onere di un secondo mandato, un ringraziamento particolarmente intenso.
Rendo omaggio alla Corte Costituzionale organo di alta garanzia a tutela della nostra Carta fondamentale, al Consiglio Superiore della magistratura presidio dell’indipendenza e a tutte le magistrature.
Avverto pienamente la responsabilità del compito che mi è stato affidato.
La responsabilità di rappresentare l’unità nazionale innanzitutto.
L’unità che lega indissolubilmente i nostri territori, dal Nord al Mezzogiorno.
Ma anche l’unità costituita dall’insieme delle attese e delle aspirazioni dei nostri
concittadini.
Questa unità, rischia di essere difficile, fragile, lontana.
L’impegno di tutti deve essere rivolto a superare le difficoltà degli italiani e a realizzare le loro speranze.
La lunga crisi, prolungatasi oltre ogni limite, ha inferto ferite al tessuto sociale del nostro Paese e ha messo a dura prova la tenuta del suo sistema produttivo.
Ha aumentato le ingiustizie.
Ha generato nuove povertà.
Ha prodotto emarginazione e solitudine.
Le angosce si annidano in tante famiglie per le difficoltà che sottraggono il futuro alle
ragazze e ai ragazzi. Il lavoro che manca per tanti giovani, specialmente nel Mezzogiorno, la perdita di occupazione, l’esclusione, le difficoltà che si incontrano nel garantire diritti e servizi sociali fondamentali.
Sono questi i punti dell’agenda esigente su cui sarà misurata la vicinanza delle istituzioni al popolo.
Dobbiamo saper scongiurare il rischio che la crisi economica intacchi il rispetto di principi e valori su cui si fonda il patto sociale sancito dalla Costituzione.
Per uscire dalla crisi, che ha fiaccato in modo grave l’economia nazionale e quella europea, va alimentata l’inversione del ciclo economico, da lungo tempo attesa.
E’ indispensabile che al consolidamento finanziario si accompagni una robusta iniziativa di crescita, da articolare innanzitutto a livello europeo.  
Nel corso del semestre di Presidenza dell’Unione Europea appena conclusosi, il Governo – cui rivolgo un saluto e un augurio di buon lavoro – ha opportunamente perseguito questa strategia.
Sussiste oggi l’esigenza di confermare il patto costituzionale che mantiene unito il Paese e che riconosce a tutti i cittadini i diritti fondamentali e pari dignità sociale e impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli che limitano la libertà e l’eguaglianza.
L’urgenza di riforme istituzionali, economiche e sociali deriva dal dovere di dare risposte
efficaci alla nostra comunità, risposte adeguate alle sfide che abbiamo di fronte.
Esistono nel nostro Paese energie che attendono soltanto di trovare modo di esprimersi compiutamente.
Penso ai giovani che coltivano i propri talenti e che vorrebbero vedere riconosciuto il  merito.
Penso alle imprese, piccole medie e grandi che, tra rilevanti difficoltà, trovano il coraggio di continuare a innovare e a competere sui mercati internazionali.
Penso alla Pubblica Amministrazione che possiede competenze di valore ma che deve declinare i principi costituzionali, adeguandosi alle possibilità offerte dalle nuove tecnologie e alle sensibilità dei cittadini, che chiedono partecipazione, trasparenza, semplicità degli adempimenti, coerenza nelle decisioni.
Non servono generiche esortazioni a guardare al futuro ma piuttosto la tenace
mobilitazione di tutte le risorse della società italiana. Parlare di unità nazionale significa, allora, ridare al Paese un orizzonte di speranza.
Perché questa speranza non rimanga un’evocazione astratta, occorre ricostruire quei legami che tengono insieme la società.
A questa azione sono chiamate tutte le forze vive delle nostre comunità in Patria come all’estero.
Ai connazionali nel mondo va il mio saluto affettuoso.
Un pensiero di amicizia rivolgo alle numerose comunità straniere presenti nel nostro
Paese.
La strada maestra di un Paese unito è quella che indica la nostra Costituzione, quando
sottolinea il ruolo delle formazioni sociali, corollario di una piena partecipazione alla vita pubblica.
La crisi di rappresentanza ha reso deboli o inefficaci gli strumenti tradizionali della partecipazione, mentre dalla società emergono, con forza, nuove modalità di espressione che hanno già prodotto risultati avvertibili nella politica e nei suoi soggetti. Questo stesso Parlamento presenta elementi di novità e di cambiamento.
La più alta percentuale di donne e tanti giovani parlamentari.
Un risultato prezioso che
troppe volte la politica stessa finisce per oscurare dietro polemiche e conflitti.
I giovani parlamentari portano in queste aule le speranze e le attese dei propri coetanei.
Rappresentano anche, con la capacità di critica, e persino di indignazione, la voglia di
cambiare.
A loro, in particolare, chiedo di dare un contributo positivo al nostro essere davvero comunità nazionale, non dimenticando mai l’essenza del mandato parlamentare.
L’idea, cioè, che in queste aule non si è espressione di un segmento della società o di interessi particolari, ma si è rappresentanti dell’intero popolo italiano e, tutti insieme, al
servizio del Paese.
Tutti sono chiamati ad assumere per intero questa responsabilità.
Condizione primaria per riaccostare gli italiani alle istituzioni è intendere la politica come
servizio al bene comune, patrimonio di ognuno e di tutti.
E’ necessario ricollegare a esse quei tanti nostri concittadini che le avvertono lontane ed estranee.
La democrazia non è una conquista definitiva ma va inverata continuamente, individuando le formule più adeguate al mutamento dei tempi.
E’ significativo che il mio giuramento sia avvenuto mentre sta per completarsi il percorso di un’ampia e incisiva riforma della seconda parte della Costituzione.
Senza entrare nel merito delle singole soluzioni, che competono al Parlamento, nella sua sovranità, desidero esprimere l’auspicio che questo percorso sia portato a compimento con l’obiettivo di rendere più adeguata la nostra democrazia.
Riformare la Costituzione per rafforzare il processo democratico.
Vi è anche la necessità di superare la logica della deroga costante alle forme ordinarie del processo legislativo, bilanciando l’esigenza di governo con il rispetto delle garanzie procedurali di una corretta dialettica parlamentare.
Come è stato più volte sollecitato dal Presidente Napolitano, un’altra priorità è costituita
dall’approvazione di una nuova legge elettorale, tema sul quale è impegnato il Parlamento.
Nel linguaggio corrente si è soliti tradurre il compito del capo dello Stato nel ruolo di un
arbitro, del garante della Costituzione.
E’ una immagine efficace.
All’arbitro compete la puntuale applicazione delle regole. L’arbitro deve essere – e sarà imparziale.
I giocatori lo aiutino con la loro correttezza.
Il Presidente della Repubblica è garante della Costituzione.
La garanzia più forte della nostra Costituzione consiste, peraltro, nella sua applicazione.
Nel viverla giorno per giorno.
Garantire la Costituzione significa garantire il diritto allo studio dei nostri ragazzi in una scuola moderna in ambienti sicuri, garantire il loro diritto al futuro.
Significa riconoscere e rendere effettivo il diritto al lavoro.
Significa promuovere la cultura diffusa e la ricerca di eccellenza, anche utilizzando le nuove tecnologie e superando il divario digitale. Significa amare i nostri tesori ambientali e artistici. Significa ripudiare la guerra e promuovere la pace. Significa garantire i diritti dei malati.
Significa che ciascuno concorra, con lealtà, alle spese della comunità nazionale.
Significa che si possa ottenere giustizia in tempi rapidi. Significa fare in modo che le donne non debbano avere paura di violenze e discriminazioni.
Significa rimuovere ogni barriera che limiti i diritti delle persone con disabilità.
Significa sostenere la famiglia, risorsa della società.
Significa garantire l’autonomia ed il pluralismo dell’informazione, presidio di democrazia. Significa ricordare la Resistenza e il sacrificio di tanti che settanta anni fa liberarono l’Italia dal nazifascismo.
Significa libertà. Libertà come pieno sviluppo dei diritti civili, nella sfera sociale come in
quella economica, nella sfera personale e affettiva.
Garantire la Costituzione significa affermare e diffondere un senso forte della legalità. La lotta alla mafia e quella alla corruzione sono priorità assolute.
La corruzione ha raggiunto un livello inaccettabile.
Divora risorse che potrebbero essere destinate ai cittadini.
Impedisce la corretta esplicazione delle regole del mercato.
Favorisce le consorterie e penalizza gli onesti e i capaci.
L’attuale Pontefice, Francesco, che ringrazio per il messaggio di auguri che ha voluto inviarmi, ha usato parole severe contro i corrotti:
«Uomini di buone maniere, ma di cattive abitudini».
E’ allarmante la diffusione delle mafie, antiche e nuove, anche in aree geografiche storicamente immuni.
Un cancro pervasivo, che distrugge speranze, impone gioghi e sopraffazioni, calpesta diritti.
Dobbiamo incoraggiare l’azione determinata della magistratura e delle forze dell’ordine
che, spesso a rischio della vita, si battono per contrastare la criminalità organizzata.
Nella lotta alle mafie abbiamo avuto molti eroi.
Penso tra gli altri a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Per sconfiggere la mafia occorre una moltitudine di persone oneste, competenti, tenaci.
E una dirigenza politica e amministrativa capace di compiere il proprio dovere.
Altri rischi minacciano la nostra convivenza. Il terrorismo internazionale ha lanciato la sua sfida sanguinosa, seminando lutti e tragedie in ogni parte del mondo e facendo vittime innocenti.
Siamo inorriditi dalle barbare decapitazioni di ostaggi, dalle guerre e dagli eccidi in Medio Oriente e in Africa, fino ai tragici fatti di Parigi.
Il nostro Paese ha pagato, più volte, in un passato non troppo lontano, il prezzo dell’odio e dell’intolleranza. Voglio ricordare un solo nome: Stefano Taché, rimasto ucciso nel vile attacco terroristico alla Sinagoga di Roma nell’ottobre del 1982.
Aveva solo due anni.
Era un nostro bambino, un bambino italiano. La pratica della violenza in nome della religione sembrava un capitolo da tempo chiuso dalla storia.
Va condannato e combattuto chi strumentalizza a fini di dominio il proprio credo, violando il diritto fondamentale alla libertà religiosa.
Considerare la sfida terribile del terrorismo fondamentalista nell’ottica dello scontro tra
religioni o tra civiltà sarebbe un grave errore.
La minaccia è molto più profonda e più vasta. L’attacco è ai fondamenti di libertà, di
democrazia, di tolleranza e di convivenza. Per minacce globali servono risposte globali.
Un fenomeno così grave non si può combattere rinchiudendosi nel fortino degli Stati
nazionali. I predicatori d’odio e coloro che reclutano assassini utilizzano internet e i mezzi di comunicazione più sofisticati, che sfuggono, per la loro stessa natura, a una dimensione territoriale.
La comunità internazionale deve mettere in campo tutte le sue risorse.
Nel salutare il Corpo Diplomatico accreditato presso la Repubblica, esprimo un auspicio di intensa collaborazione anche in questa direzione.
La lotta al terrorismo va condotta con fermezza, intelligenza, capacità di discernimento. Una lotta impegnativa che non può prescindere dalla sicurezza: lo Stato deve assicurare il diritto dei cittadini a una vita serena e libera dalla paura.
Il sentimento della speranza ha caratterizzato l’Europa nel dopoguerra e alla caduta del
muro di Berlino.
Speranza di libertà e di ripresa dopo la guerra, speranza di affermazione di valori di democrazia dopo il 1989.
Nella nuova Europa l’Italia ha trovato l’affermazione della sua sovranità; un approdo sicuro ma soprattutto un luogo da cui ripartire per vincere le sfide globali.
L’Unione Europea rappresenta oggi, ancora una volta, una frontiera di speranza e la prospettiva di una vera Unione politica va rilanciata, senza indugio.
L’affermazione dei diritti di cittadinanza rappresenta il consolidamento del grande spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia.
Le guerre, gli attentati, le persecuzioni politiche, etniche e religiose, la miseria e le carestie generano ingenti masse di profughi. Milioni di individui e famiglie in fuga dalle proprie case che cercano salvezza e futuro  proprio nell‘Europa del diritto e della democrazia. E’ questa un’emergenza umanitaria, grave e dolorosa, che deve vedere l’Unione Europea più attenta, impegnata e solidale.
L’Italia ha fatto e sta facendo bene la sua parte e siamo grati a tutti i nostri operatori, ai vari livelli, per l’impegno generoso con cui fronteggiano questo drammatico esodo.
A livello internazionale la meritoria e indispensabile azione di mantenimento della pace, che vede impegnati i nostri militari in tante missioni, deve essere consolidata con un’azione di ricostruzione politica, economica, sociale e culturale, senza la quale ogni
sforzo è destinato a vanificarsi.
Alle Forze Armate, sempre più strumento di pace ed elemento essenziale della nostra
politica estera e di sicurezza, rivolgo un sincero ringraziamento, ricordando quanti hanno  perduto la loro vita nell’assolvimento del proprio dovere.
Occorre continuare a dispiegare il massimo impegno affinché la delicata vicenda dei due nostri fucilieri di Marina, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, trovi al più presto una conclusione positiva, con il loro definitivo ritorno in Patria.
Desidero rivolgere un pensiero ai civili impegnati, in zone spesso rischiose, nella preziosa opera di cooperazione e di aiuto allo sviluppo.
Di tre italiani, padre Paolo Dall’Oglio, Giovanni Lo Porto e Ignazio Scaravilli non si hanno notizie in terre difficili e martoriate.
A loro e ai loro familiari va la solidarietà e la vicinanza di tutto il popolo italiano, insieme all’augurio di fare presto ritorno nelle loro case.
Onorevoli Parlamentari, Signori Delegati, 
Per la nostra gente, il volto della Repubblica è quello che si presenta nella vita di tutti i
giorni: l’ ospedale, il municipio, la scuola, il tribunale, il museo.
Mi auguro che negli uffici pubblici e nelle istituzioni possano riflettersi, con fiducia, i volti degli italiani: il volto spensierato dei bambini, quello curioso dei ragazzi.
i volti preoccupati degli anziani soli e in difficoltà il volto di chi soffre, dei malati, e delle
loro famiglie, che portano sulle spalle carichi pesanti.
Il volto dei giovani che cercano lavoro e quello di chi il lavoro lo ha perduto. Il volto di chi ha dovuto chiudere l’impresa a causa della congiuntura economica e quello di chi continua a investire nonostante la crisi.
Il volto di chi dona con generosità il proprio tempo agli altri.
Il volto di chi non si arrende alla sopraffazione, di chi lotta contro le ingiustizie e quello di chi cerca una via di riscatto. Storie di donne e di uomini, di piccoli e di anziani, con differenti convinzioni politiche, culturali e religiose.
Questi volti e queste storie raccontano di un popolo che vogliamo sempre più libero, sicuro e solidale.
Un popolo che si senta davvero comunità e che cammini con una nuova speranza verso un futuro di serenità e di pace.
Viva la Repubblica, viva l’Italia!
Signor Presidente della Repubblica italiana, le auguro un buon lavoro, il Signore  la benedica, le dia pace e serenità nel suo operato.

cambiare la tua vita…

Non tanto tempo fa avevo scritto su facebook di avere la necessità di dare una sterzata alla mia vita; volovo cambiare. A volte cambiare potrebbe significare movimento, innovazione cioè dare un tono in più o meglio motivare di più la nostra esistenza. Lo fatto. Mi chiedo  se ho deciso Io questo cambiamento o se Dio che opera attraverso me? Questa fra tante potrebbe essere la più plausibile. Non sono sicuramente fatto per oziare o per vivere su di un lago di acqua stagnante; il mare e quindi  l’acqua mossa associata al vento che ti scombina i capelli mi fa sentire più a mio agio. La vacanza ultima mi ha fatto riflettere su tante cose, ed io non sono stato sordo, ho ascoltato dentro di me quel bisogno di annullare una stanchezza mentale, che solo in azione e facendo , costruendo nella tua vita va via. Certo puoi anche restare sordo, ma l’udito poi ti torna quando a fine corsa, quando a tarda età arriva il pentimento di cio che non si è fatto. Faccio un esempio di una persona che un giono al suo 85 esimo anno d’età mi disse: ho trascurato Dio perchè non lo conoscevo, ero troppo distratto in cose materiali e distratto da mondo che alla fine non mi appagavano come mi appaga Lui.Però mi accorgo che mi rimane poco tempo, chissa… Dedico, mi diceva, la parte più stanca della mia vita alla fede . Cerco forse un rifugio? Ti rendi conto che fai tesoro del parlare altrui e mentri ascolti rifletti e non favelli. Allora ascolta dentro te, perchè a tarda età in te ci deve essere energia, non rammarico, la pienezza della fede e non una tarda scoperta della fede. Chi sta seduto rimane fermo. Un abbraccio nella pace del Signore che attraverso la “Grazia” ci ha perdonato i peccati pagando per noi silla croce.

Corso sulla sicurezza del lavoro

Bene oggi coso sulla “sicurezza”. Quante normative ci sono che regolano il lavoro? Tante, ma così tante, che a rispettarle tutte ti potresti dimenticare di andare al lavoro o ancora meglio, vivresti alla giornata. Se hai tanta voglia di fare, ti passa la voglia. Per carità tutto giusto metti la visiera per gli schizzi, metti i guanti per il sangue; e i danni ad corrente elettrica e l’innesco di un potenziale incendio. Allora ma è possibile che tutte le sfighe devono ricadere come la nuvoletta di Fantozzi? Non è finita continua domani.

Gestione del nostro paese.

La giornata elettorale, rientra tra quegl’eventi che chiama i cittadini ad esprimere in piena democrazia un parere di un detereminato colore politico. Questo, deve essere visto come diritto ma anche come dovere di ogni cittadino avente diritto elettorale.Periodo storico dove più che in altri tempi abbiamo sentito parlare di Europa. In un periodo così importante dove quotidianamente si scrive la storia che verrà letta dai nostri posteri. la responsabilità politica, perchè sono loro gli amministratori di questo paese, e i cittadini esprimono la fiducia attraverso il voto.I cittadini pagano le tasse,e per mezzo di queste tasse che vengono erogati servizi. Con questo vorrei dire che un paese che funziona sarà merito di cittadini e degl’amministratori da loro eletti.Cioè rimane una sana collaborazione cittadino/politico. Poi bisogna iniziare a parlare di evoluzione; ad esempio energia alternativa, utilizzare tutte le volte possibile i mezzi pubblici, fare un ottima differenziata e riciclare il possibile. Spero che tutto questo non sia utopia. Questo paese è il nostro paese, è la nostra città, allora facciamo il nostro dovere, cioè facciamo, lavoriamo e scartiamo tutto cio che è negativo.

Incarico Matteo Renzi

Oggi 17 Febbraio 2014, incarico a Matteo Renzi dato dal Presidente della Repubblica,   ” Giorgio Napolitano”.Incarico di formare un nuovo governo, che egli ha accettato.Tanto, sono anni che sento sempre gli stessi argomenti fatti dapolitici dei vari partiti. Ma nel frattempo sono aumentate le tasse, IMU sì IMU no e poi arriva la mini IMU, che da riconoscerne il merito ai comuni il cui sindaco l’ha pagata avendo i conti in ordine.  Mi sembra giusto allora e doveroso augurare “buon lavoro” a coloro che hanno a cuore il futuro del nostro paese; non si possono avere pregiudizi a priori, si rimprovera sempre che i giovani non hanno voglia di fare, e adesso che i giovani fanno un passo avanti le critiche e i pregiudizi ne fanno due. Ben venga Renzi e sviluppi le sue idee. Anche perchè se non ho letto male lo SPEAD e sceso sotto i 200 punti. allora ri ben venga Renzi. Ha presentato un programma con ai primi punti: febbraio” riforme costituzionali” e marzo “lavoro”; lavoro un tema delicato, tanto delicato che non lo tratta l’anno prossimo ,ma marzo. Quanti lavoratori divenuti disoccupati, genitori di famiglie che hanno perso il lavoro; quanti hanno rinunciato a vivere perchè perso il lavoro. Il “Signore” benedica quest’uomo affinchè gli illumini il cammino.Spero che per l’Italia il futuro preveda un risollevamento sociale ed economico.