Presidente della Repubblica e relativo discorso.

Ecco che dal 03 febbraio 2015 nel palazzo del  Quirinale  è  nuovamente insediato da un nuovo presidente della Repubblica;Sergio Matterella.                                                                            

Allego così un bellissimo discorso tenuto dal presidente, discorso pieno di speranza.

Palazzo Montecitorio, 03/02/2015 Messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Parlamento nel giorno del giuramento Signora Presidente della Camera dei Deputati, Signora Vice Presidente del Senato, Signori Parlamentari e Delegati regionali, Rivolgo un saluto rispettoso a questa assemblea, ai parlamentari che interpretano la sovranità del nostro popolo e le danno voce e alle Regioni qui rappresentate.

Ringrazio la Presidente Laura Boldrini e la Vice Presidente Valeria Fedeli.

Ringrazio tutti coloro che hanno preso parte al voto. Un pensiero deferente ai miei predecessori, Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano, che hanno svolto la loro funzione con impegno e dedizione esemplari.

A loro va l’affettuosa riconoscenza degli italiani.
Al Presidente Napolitano che, in un momento difficile, ha accettato l’onere di un secondo mandato, un ringraziamento particolarmente intenso.
Rendo omaggio alla Corte Costituzionale organo di alta garanzia a tutela della nostra Carta fondamentale, al Consiglio Superiore della magistratura presidio dell’indipendenza e a tutte le magistrature.
Avverto pienamente la responsabilità del compito che mi è stato affidato.
La responsabilità di rappresentare l’unità nazionale innanzitutto.
L’unità che lega indissolubilmente i nostri territori, dal Nord al Mezzogiorno.
Ma anche l’unità costituita dall’insieme delle attese e delle aspirazioni dei nostri
concittadini.
Questa unità, rischia di essere difficile, fragile, lontana.
L’impegno di tutti deve essere rivolto a superare le difficoltà degli italiani e a realizzare le loro speranze.
La lunga crisi, prolungatasi oltre ogni limite, ha inferto ferite al tessuto sociale del nostro Paese e ha messo a dura prova la tenuta del suo sistema produttivo.
Ha aumentato le ingiustizie.
Ha generato nuove povertà.
Ha prodotto emarginazione e solitudine.
Le angosce si annidano in tante famiglie per le difficoltà che sottraggono il futuro alle
ragazze e ai ragazzi. Il lavoro che manca per tanti giovani, specialmente nel Mezzogiorno, la perdita di occupazione, l’esclusione, le difficoltà che si incontrano nel garantire diritti e servizi sociali fondamentali.
Sono questi i punti dell’agenda esigente su cui sarà misurata la vicinanza delle istituzioni al popolo.
Dobbiamo saper scongiurare il rischio che la crisi economica intacchi il rispetto di principi e valori su cui si fonda il patto sociale sancito dalla Costituzione.
Per uscire dalla crisi, che ha fiaccato in modo grave l’economia nazionale e quella europea, va alimentata l’inversione del ciclo economico, da lungo tempo attesa.
E’ indispensabile che al consolidamento finanziario si accompagni una robusta iniziativa di crescita, da articolare innanzitutto a livello europeo.  
Nel corso del semestre di Presidenza dell’Unione Europea appena conclusosi, il Governo – cui rivolgo un saluto e un augurio di buon lavoro – ha opportunamente perseguito questa strategia.
Sussiste oggi l’esigenza di confermare il patto costituzionale che mantiene unito il Paese e che riconosce a tutti i cittadini i diritti fondamentali e pari dignità sociale e impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli che limitano la libertà e l’eguaglianza.
L’urgenza di riforme istituzionali, economiche e sociali deriva dal dovere di dare risposte
efficaci alla nostra comunità, risposte adeguate alle sfide che abbiamo di fronte.
Esistono nel nostro Paese energie che attendono soltanto di trovare modo di esprimersi compiutamente.
Penso ai giovani che coltivano i propri talenti e che vorrebbero vedere riconosciuto il  merito.
Penso alle imprese, piccole medie e grandi che, tra rilevanti difficoltà, trovano il coraggio di continuare a innovare e a competere sui mercati internazionali.
Penso alla Pubblica Amministrazione che possiede competenze di valore ma che deve declinare i principi costituzionali, adeguandosi alle possibilità offerte dalle nuove tecnologie e alle sensibilità dei cittadini, che chiedono partecipazione, trasparenza, semplicità degli adempimenti, coerenza nelle decisioni.
Non servono generiche esortazioni a guardare al futuro ma piuttosto la tenace
mobilitazione di tutte le risorse della società italiana. Parlare di unità nazionale significa, allora, ridare al Paese un orizzonte di speranza.
Perché questa speranza non rimanga un’evocazione astratta, occorre ricostruire quei legami che tengono insieme la società.
A questa azione sono chiamate tutte le forze vive delle nostre comunità in Patria come all’estero.
Ai connazionali nel mondo va il mio saluto affettuoso.
Un pensiero di amicizia rivolgo alle numerose comunità straniere presenti nel nostro
Paese.
La strada maestra di un Paese unito è quella che indica la nostra Costituzione, quando
sottolinea il ruolo delle formazioni sociali, corollario di una piena partecipazione alla vita pubblica.
La crisi di rappresentanza ha reso deboli o inefficaci gli strumenti tradizionali della partecipazione, mentre dalla società emergono, con forza, nuove modalità di espressione che hanno già prodotto risultati avvertibili nella politica e nei suoi soggetti. Questo stesso Parlamento presenta elementi di novità e di cambiamento.
La più alta percentuale di donne e tanti giovani parlamentari.
Un risultato prezioso che
troppe volte la politica stessa finisce per oscurare dietro polemiche e conflitti.
I giovani parlamentari portano in queste aule le speranze e le attese dei propri coetanei.
Rappresentano anche, con la capacità di critica, e persino di indignazione, la voglia di
cambiare.
A loro, in particolare, chiedo di dare un contributo positivo al nostro essere davvero comunità nazionale, non dimenticando mai l’essenza del mandato parlamentare.
L’idea, cioè, che in queste aule non si è espressione di un segmento della società o di interessi particolari, ma si è rappresentanti dell’intero popolo italiano e, tutti insieme, al
servizio del Paese.
Tutti sono chiamati ad assumere per intero questa responsabilità.
Condizione primaria per riaccostare gli italiani alle istituzioni è intendere la politica come
servizio al bene comune, patrimonio di ognuno e di tutti.
E’ necessario ricollegare a esse quei tanti nostri concittadini che le avvertono lontane ed estranee.
La democrazia non è una conquista definitiva ma va inverata continuamente, individuando le formule più adeguate al mutamento dei tempi.
E’ significativo che il mio giuramento sia avvenuto mentre sta per completarsi il percorso di un’ampia e incisiva riforma della seconda parte della Costituzione.
Senza entrare nel merito delle singole soluzioni, che competono al Parlamento, nella sua sovranità, desidero esprimere l’auspicio che questo percorso sia portato a compimento con l’obiettivo di rendere più adeguata la nostra democrazia.
Riformare la Costituzione per rafforzare il processo democratico.
Vi è anche la necessità di superare la logica della deroga costante alle forme ordinarie del processo legislativo, bilanciando l’esigenza di governo con il rispetto delle garanzie procedurali di una corretta dialettica parlamentare.
Come è stato più volte sollecitato dal Presidente Napolitano, un’altra priorità è costituita
dall’approvazione di una nuova legge elettorale, tema sul quale è impegnato il Parlamento.
Nel linguaggio corrente si è soliti tradurre il compito del capo dello Stato nel ruolo di un
arbitro, del garante della Costituzione.
E’ una immagine efficace.
All’arbitro compete la puntuale applicazione delle regole. L’arbitro deve essere – e sarà imparziale.
I giocatori lo aiutino con la loro correttezza.
Il Presidente della Repubblica è garante della Costituzione.
La garanzia più forte della nostra Costituzione consiste, peraltro, nella sua applicazione.
Nel viverla giorno per giorno.
Garantire la Costituzione significa garantire il diritto allo studio dei nostri ragazzi in una scuola moderna in ambienti sicuri, garantire il loro diritto al futuro.
Significa riconoscere e rendere effettivo il diritto al lavoro.
Significa promuovere la cultura diffusa e la ricerca di eccellenza, anche utilizzando le nuove tecnologie e superando il divario digitale. Significa amare i nostri tesori ambientali e artistici. Significa ripudiare la guerra e promuovere la pace. Significa garantire i diritti dei malati.
Significa che ciascuno concorra, con lealtà, alle spese della comunità nazionale.
Significa che si possa ottenere giustizia in tempi rapidi. Significa fare in modo che le donne non debbano avere paura di violenze e discriminazioni.
Significa rimuovere ogni barriera che limiti i diritti delle persone con disabilità.
Significa sostenere la famiglia, risorsa della società.
Significa garantire l’autonomia ed il pluralismo dell’informazione, presidio di democrazia. Significa ricordare la Resistenza e il sacrificio di tanti che settanta anni fa liberarono l’Italia dal nazifascismo.
Significa libertà. Libertà come pieno sviluppo dei diritti civili, nella sfera sociale come in
quella economica, nella sfera personale e affettiva.
Garantire la Costituzione significa affermare e diffondere un senso forte della legalità. La lotta alla mafia e quella alla corruzione sono priorità assolute.
La corruzione ha raggiunto un livello inaccettabile.
Divora risorse che potrebbero essere destinate ai cittadini.
Impedisce la corretta esplicazione delle regole del mercato.
Favorisce le consorterie e penalizza gli onesti e i capaci.
L’attuale Pontefice, Francesco, che ringrazio per il messaggio di auguri che ha voluto inviarmi, ha usato parole severe contro i corrotti:
«Uomini di buone maniere, ma di cattive abitudini».
E’ allarmante la diffusione delle mafie, antiche e nuove, anche in aree geografiche storicamente immuni.
Un cancro pervasivo, che distrugge speranze, impone gioghi e sopraffazioni, calpesta diritti.
Dobbiamo incoraggiare l’azione determinata della magistratura e delle forze dell’ordine
che, spesso a rischio della vita, si battono per contrastare la criminalità organizzata.
Nella lotta alle mafie abbiamo avuto molti eroi.
Penso tra gli altri a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Per sconfiggere la mafia occorre una moltitudine di persone oneste, competenti, tenaci.
E una dirigenza politica e amministrativa capace di compiere il proprio dovere.
Altri rischi minacciano la nostra convivenza. Il terrorismo internazionale ha lanciato la sua sfida sanguinosa, seminando lutti e tragedie in ogni parte del mondo e facendo vittime innocenti.
Siamo inorriditi dalle barbare decapitazioni di ostaggi, dalle guerre e dagli eccidi in Medio Oriente e in Africa, fino ai tragici fatti di Parigi.
Il nostro Paese ha pagato, più volte, in un passato non troppo lontano, il prezzo dell’odio e dell’intolleranza. Voglio ricordare un solo nome: Stefano Taché, rimasto ucciso nel vile attacco terroristico alla Sinagoga di Roma nell’ottobre del 1982.
Aveva solo due anni.
Era un nostro bambino, un bambino italiano. La pratica della violenza in nome della religione sembrava un capitolo da tempo chiuso dalla storia.
Va condannato e combattuto chi strumentalizza a fini di dominio il proprio credo, violando il diritto fondamentale alla libertà religiosa.
Considerare la sfida terribile del terrorismo fondamentalista nell’ottica dello scontro tra
religioni o tra civiltà sarebbe un grave errore.
La minaccia è molto più profonda e più vasta. L’attacco è ai fondamenti di libertà, di
democrazia, di tolleranza e di convivenza. Per minacce globali servono risposte globali.
Un fenomeno così grave non si può combattere rinchiudendosi nel fortino degli Stati
nazionali. I predicatori d’odio e coloro che reclutano assassini utilizzano internet e i mezzi di comunicazione più sofisticati, che sfuggono, per la loro stessa natura, a una dimensione territoriale.
La comunità internazionale deve mettere in campo tutte le sue risorse.
Nel salutare il Corpo Diplomatico accreditato presso la Repubblica, esprimo un auspicio di intensa collaborazione anche in questa direzione.
La lotta al terrorismo va condotta con fermezza, intelligenza, capacità di discernimento. Una lotta impegnativa che non può prescindere dalla sicurezza: lo Stato deve assicurare il diritto dei cittadini a una vita serena e libera dalla paura.
Il sentimento della speranza ha caratterizzato l’Europa nel dopoguerra e alla caduta del
muro di Berlino.
Speranza di libertà e di ripresa dopo la guerra, speranza di affermazione di valori di democrazia dopo il 1989.
Nella nuova Europa l’Italia ha trovato l’affermazione della sua sovranità; un approdo sicuro ma soprattutto un luogo da cui ripartire per vincere le sfide globali.
L’Unione Europea rappresenta oggi, ancora una volta, una frontiera di speranza e la prospettiva di una vera Unione politica va rilanciata, senza indugio.
L’affermazione dei diritti di cittadinanza rappresenta il consolidamento del grande spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia.
Le guerre, gli attentati, le persecuzioni politiche, etniche e religiose, la miseria e le carestie generano ingenti masse di profughi. Milioni di individui e famiglie in fuga dalle proprie case che cercano salvezza e futuro  proprio nell‘Europa del diritto e della democrazia. E’ questa un’emergenza umanitaria, grave e dolorosa, che deve vedere l’Unione Europea più attenta, impegnata e solidale.
L’Italia ha fatto e sta facendo bene la sua parte e siamo grati a tutti i nostri operatori, ai vari livelli, per l’impegno generoso con cui fronteggiano questo drammatico esodo.
A livello internazionale la meritoria e indispensabile azione di mantenimento della pace, che vede impegnati i nostri militari in tante missioni, deve essere consolidata con un’azione di ricostruzione politica, economica, sociale e culturale, senza la quale ogni
sforzo è destinato a vanificarsi.
Alle Forze Armate, sempre più strumento di pace ed elemento essenziale della nostra
politica estera e di sicurezza, rivolgo un sincero ringraziamento, ricordando quanti hanno  perduto la loro vita nell’assolvimento del proprio dovere.
Occorre continuare a dispiegare il massimo impegno affinché la delicata vicenda dei due nostri fucilieri di Marina, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, trovi al più presto una conclusione positiva, con il loro definitivo ritorno in Patria.
Desidero rivolgere un pensiero ai civili impegnati, in zone spesso rischiose, nella preziosa opera di cooperazione e di aiuto allo sviluppo.
Di tre italiani, padre Paolo Dall’Oglio, Giovanni Lo Porto e Ignazio Scaravilli non si hanno notizie in terre difficili e martoriate.
A loro e ai loro familiari va la solidarietà e la vicinanza di tutto il popolo italiano, insieme all’augurio di fare presto ritorno nelle loro case.
Onorevoli Parlamentari, Signori Delegati, 
Per la nostra gente, il volto della Repubblica è quello che si presenta nella vita di tutti i
giorni: l’ ospedale, il municipio, la scuola, il tribunale, il museo.
Mi auguro che negli uffici pubblici e nelle istituzioni possano riflettersi, con fiducia, i volti degli italiani: il volto spensierato dei bambini, quello curioso dei ragazzi.
i volti preoccupati degli anziani soli e in difficoltà il volto di chi soffre, dei malati, e delle
loro famiglie, che portano sulle spalle carichi pesanti.
Il volto dei giovani che cercano lavoro e quello di chi il lavoro lo ha perduto. Il volto di chi ha dovuto chiudere l’impresa a causa della congiuntura economica e quello di chi continua a investire nonostante la crisi.
Il volto di chi dona con generosità il proprio tempo agli altri.
Il volto di chi non si arrende alla sopraffazione, di chi lotta contro le ingiustizie e quello di chi cerca una via di riscatto. Storie di donne e di uomini, di piccoli e di anziani, con differenti convinzioni politiche, culturali e religiose.
Questi volti e queste storie raccontano di un popolo che vogliamo sempre più libero, sicuro e solidale.
Un popolo che si senta davvero comunità e che cammini con una nuova speranza verso un futuro di serenità e di pace.
Viva la Repubblica, viva l’Italia!
Signor Presidente della Repubblica italiana, le auguro un buon lavoro, il Signore  la benedica, le dia pace e serenità nel suo operato.
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“Il Natale”

Quando si parla del Natale si identifica la festività nella nascita di “Gesù”; che verrà poi chiamato l’Emmanuele, che nella sua interpetrazione significa” Dio con noi “. Yeshua dall’ebraico significa” il signore della slavezza”. Christos significa ” l’unto” ed è l’esatto equivalente della parola ebraica per “Messia”. Il figlio di Dio, la “Parola” eterna di Dio, si è fatta carne ed ha portato a compimento il suo ministero, affinchè coloro che credono in Lui siano salvati. Giovanni prese in prestito l’uso del termine ” Parola” non solo dal lessico veterotestamentario, ma anche dalla filosofia greca, in cui il termine era sostazialmente impersonale e identificativa il principio razzionale della “mente” o perfino della “sapienza divina”. La Parola era la potente espressione di Dio nella creazione. La Parola rinunciò volontariamente alla sua posizione celeste prendendo la forma di uomo, rimanendo ubbidiente fino alla morte sulla croce. In Filippesi 2:6-8 dice: il quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò l’essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, ma svuotò se stesso, prendendo forma di servo, diventando simile agli uomini; trovato esteriormente come un uomo, umiliò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte. L’evangelista Luca, ci da un resoconto dettagliato della nascita di Gesù. Luca era medico ed accurato ricercatore, quindi si parla di una persona colta.La giovane Maria di Nazaret ebbe il singolare privilegio di essere scelta affinchè lei concepisse il figlio di Dio; fidanzata con Giuseppe, fallegname , discendente  re di Davide. Maria ricevette la visita dell’angelo Gabriele che le annunciò che avrebbe concepito attraverso lo Spirito Santo e partorendo un figlio maschio che avrebbe chiamato Gesù; in Luca 1:32 ” Egli sarà grande:sarà chiamato  figlio dell’Altissimo, e il Signore Iddio gli darà il trono del suo antenato Davide. E ancora in Luca 1:35 L’angelo le rispose: “Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra , perciò il bambino che nascerà sarà chiamato: Figlio di Dio”; ma ancora le dice nel versetto 1:36 “Non è tutto , ecco sei mesi fa tua cugina Elisabetta, che chiamavano << la sterile>>, è rimasta incinta nonostante l’età, (37) perchè nulla è impossibile a Dio. Luca è l’unico tra i quattro evangelisti a dare un nesso fra gli eventi che egli riporta e gli avvenimenti storici. La Palestina in quel periodo era sotto il governo dell’impero romano; era al potere Cesare Augusto, primo imperatore romano. In precedenza i territori giudaici erano esclusi dal censimento perchè proprio i Giudei erano esenti dal prestare il servizio militare nell’esercito romano e il censimento mirava principalmente all’arruolamento dei giovani al servizio militare. Questo nuovo censimento universale  avevo lo scopo di enumerare ogni famiglia e tribù ed è per questo che Giuseppe,  Giudeo,  dovette tornare alla sua tribù d’origine, proprio per registrarsi. Sia Giuseppe che Maria erano entrambi discendenti di Davide e quindi si recarono a Betlemme ( città natale di Davide). Con la nascita di Gesù a Betlemme si saebbe adempiuta la profezia riportata in Michea 5:2. Maria che doveva andare con lui, avrebbe dovuto partorire da un momento all’altro, e quando giunsero a Betlemme, non riuisirono a trovare neanche un posto dove alloggiare. Quando si fa la volontà di Dio non ci viene garantita una vita confortevole,ma è sicuro che i disagi a quali dobbiamo far fronte hanno un loro significato nei piani/o di Dio. Dio controlla l’evolversi degli avvenimenti storici:

  • Gesù naque nella città profetizzata in Mic.5:1;
  • Giuseppe e Maria discndenti di Davide ( in quanto doveva avere una discendenza regale) Is11:1; Ger.33:15; Ez. 37:24; Os. 3:5;

Luca 2:6-7 “Mentre erano là si compì per lei il tempo del parto; diede alla luce il suo figlio primogenito, lo fasciò, e lo coricò in una mangiatoia perchè non c’era posto per loro nell’albergo.” Le mangiatoie del tempo erano delle caverne con un trugolo scavato nelle pareti di roccia. I d’intorni erano bui e sporchi, luogo inaspettato per i Giudei dove potesse nascere il Re Messia.Gesù viene per risanare i nostri peccati.

Luca 2:8-11 ” In quella stessa regione c’erano dei pastori che stavano nei campi e di notte facevano la guardi al loro gregge. E ecco un angelo si presentò a loro e la gloria del Signore risplendè intorno a loro, e furono presi da gran timore. L’angelo disse loro:<< non temete, perchè io vi porto la buona notizia di una grande gioiache tutto il popolo avrà: ” Oggi nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo, il Signore.  

Gesù è venuto perchè vuole insegnarci ad amare, per mostrarci quanto è grande l’amore del padre nei confronti dell’umanità. Per dirci che la cattiveria, il rancore, l’odio non portano frutti all’uomo; uomo come genere umano. Dio ci fa un grande dono nel mandarci Suo Figlio. Nasce il Re, il Messia tanto atteso, l’annuncio viene fatto dall’angelo a dei semplici pastori. Egli viene per coloro che hanno un cuore sufficentemente umile da poterlo ricevere. Non devi pensare di meritarlo, incomincia a riconoscerlo e ti accorgi che Gesù bussa al tuo cuore e non aspetta neanche che tu rispoda perchè egli è già entrato. Lui conosce i nostri cuori e noi facciamo parte del progetto di Dio. Il giusto termine è strumento, uno strumento viene usato ai fini di un’opera. Anch’io in questo momento che srivo sono usato da Dio perchè ti faccio leggere la sua “Parola”. Quale cosa più bella è quella di essere usati come strumento. Mi usa nel percorso del mio lavoro in ospedale, nella malattia delle persone ricoverate. Apri il tuo cuore fai nascere Gesù nel tuo cuore, accettando Gesù nel tuo cuore anche tu nasci in una vita nuova, Gloria a Dio, per ogni uomo che accetta Dio; gli angeli fanno festa nel cielo. Se hai letto quello che ho scitto,spero di aver stimolato in te una riflessione, e pensa che tenere Gesù nel proprio cuore è gioia e la vita ha un grande sapore in più.

La benedizione del Signore ci accompagni in ogni momento della vita.

Testi consultati:La vita pratica attraverso il Nuovo testamento e la Sacra bibbia con note e commenti di Joh MacArthur (Nuova riveduta 2006)

 

 

 

 

 

 

 

Attualità e storia

Attualità e storia insieme in questo periodo stanno scrivendo la storia; siamo talmente abituati a vivere la quotidianetà che non ci rendiamo neanche conto di quello che accade giornalmente e il peso che questi eventi hanno. Analizziamo poco gli avvenimenti, si, leggiamo gli articoli di giornali, ascoltiamo lo stesso notiziario, ma niete. La politica, gli eventi sociali, la disoccupazione, la cronaca nera e chi più ne ha più ne metta sono una serie di argomenti che nella loro notizia negativa o meglio scandalosa nessuno trova momento di riflessione. Perchè momento di riflessione ? Ci riguarda ? Ma ci fermassimo, cambierebbe qualcosa? Magari sì ? o magari no? Una cosa rimane certa, questo periodo rimane scritta da qualche parte; questi periodi dove lo sciopero continuo, i disoccupati sempre più numerosi… Mi fa anche un po paura tutto questo periodo. Tutti cercano la ricetta ma vera ricetta chi la tiene ? Ok l’ EUROPA,  proviamo con questa europa a parlare la stessa lingua? che questi non ci facciano i conti in tasca, o meglio non dicano che un giorno i nostri conti vanno bene ed un giono vanno male che dieci anni fa eravamo paese A++ mentre oggi siamo in serie C e tutti seduti in panchina ? Basta, sarebbe che i rappresentanti, cioè i signori politici, facciano un pò sul serio, invece di aggiungere tasse, su tasse e come se non bastasse, se non li mette lo stato, li aggiunge il comune o la provincia. Forse non si è capito che tanta gente sta rimanendo a casa. Questo paese vuole risposte, ma concrete. Non voglio fare una critica a nessuno, ma mi attengo a quello che succede. é demoralizzante quando vedi (come ho gia scritto altre volte) che un paese come il nostro va in rovina, io non mi sento uno straniero che guarda l’ ITALIA dal di fuori, ma sono un italiano, fiero che la guarda dal di dentro e quando sente promesse e promesse e sente che ottanta euro sembrano essere la soluzione ai problemi mi sento preso in giro.Mi auguro che prima o poi qualcuno si svegli, a me non fa paura il lavoro o i sacrifici, mi fa paura quando non si riconosce che l’ ITALIA ha collaborato alla creazione di ROSETTA che oggi dopo che ha percorso nello spazio, se non erro 500 milioni di km oggi posa su di una cometa ; quale cosa più grande lo spazio. Penso che siamo capaci, noi siamo capaci e dobbiamo fare. Il SIgnore non può che benedire l’uomo che opera e che lavora, perchè così facendo noi lo glorifichiamo per l’intelligenza e la perfezione di cui siamo fatti  grazie a Lui, A presto

Escursione nella gheisa della tana nel paese di Angrogna.

La Gheisa della tana o semplicemente ” la tana“, in realtà altro non è che una grotta con una fessura d’ingresso molto stretta; talmente stretta che per entrarci bisogna farlo chinati ed in retromarcia.
Questo luogo veniva usato dai valdesi per celebrare il loro culto, in piena clandestinità.
Ecco, mi fa star male l’idea, che bisognava praticare, credere nella propria fede cristiana in clandestinità, pena era la morte.
Questo è quello che capitò ai fedeli cristiani valdesi di questo posto, che scoperti andarono incontro alla morte.
Ora, mentre entri nella grotta si ha la brutta sensazione di stretto, ma una volta dentro passa.
Buio pesto l’occhio si abitua in fretta, ma una luce spettacolare che da una fessura posta dall’alto irraggia l’interno della grotta.
Pensare, che la fede in una persona è così grande al punto tale di andare incontro anche l’estremo pericolo, che è la morte.
Ancora oggi esistono nel mondo dei cristiani perseguitati e uccisi.
Io prego il Signore affinchè questo abbia fine, Dio non vuole tutto questo.
Mi chiedo perchè, mi chiedo se il valore di una vita umana esiste ancora.
Il valore di una vita umana è inestimabile; “inestimabile” significa che non ha prezzo che è così preziosa che solo perdene una è un gran dolore.
La fede: non la tocchi con le mani, non la vedi, non la senti con le orecchie, te la raccontano (ma non è probabilmente per questo che puoi capirla).
Dio ci dona suo figlio, per salvare noi, noi peccatori; Gesù ci lava i peccati con il suo sangue.
Egli vince, trionfa sulla morte, risuscita e siede alla destra del Padre.
Ma quale cosa più grande può esistere, volevo con questo cercare in voi la riflessione e provare a capire la fede della quale erano così colmi e trbbocanti,quelle persone, al punto di donare la loro vita una volta scooperti; donare la vita per lodare Dio, lodare Dio… non la maccina nuova, non la villa con giardino e piscina , ma ringraziare Dio per quello che Egli gli aveva dato cioè la salvezza, la vita etena.

La torre di Babel Genesi 10:11

Tutta la terra parlava la stessa lingua e usava le stesse parole.Dirigendosi verso l’oriente, gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Scinear e là si stazionarono. Si dissero l’un l’altro: ” Venite, facciamo dei mattoni cotti con il fuoco! “Essi adoperarono mattoni anzichè  pietre, e bitume invece di calce. Poi dissero: “venite costruiamoci una città e una torre la cui cima giunga fino al cielo; acquistiamoci fama, affinchè non siamo dispersi sulla faccia di tutta la terra”. Il Signore discese per vedere la città e la torre che i figli degli uomini costruivano. Il Signore disse: “Ecco, essi sono un solo popolo hanno tutti una lingua sola; questo è il principio del loro lavoro; ora nulla impedirà loro di condurre a termine cio che intendono fare. Scendiamo dunque e confondiamo il loro linguaggio, perchè l’uno non capisca la lingua dell’altro!” Così il Signore li disperse di là su tutta la faccia della terra ed essi cessarono di costruire la città. Perciò a questo fu dato il nome di Babel, perchè là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e là li disperse su tutta la faccia della terra.

L’uomo era l’unica creatura con la quale Dio potesse dialogare; sempre nella Genesi , nella creazione al capitolo 1 versetto 28, Dio benedice l’uomo, li creò maschio e femmina, disse loro siate fecondi e moltiplicatevi; riempite la terra, rendetevela soggetta, dominate sui pesci del mare e gli uccelli del cielo e sopra ogni animale che si muove sulla terra.

Dio divise la razza umana diversificando l’uso della lingua, affichè non si capissero; poichè il culto apostata a Babele dimostrava che l’uomo si era orgogliosamente rivoltato contro di Lui. Questo momento è successivo al diluvio universale; qui un gruppo con a capo il potente Nimrod, di fermarsi e di edificare una città, ma essendo pianura le pietre scarseggiavano, così hanno dovuto fabbricarsi dei mattoni, città fabbricata come monumento al proprio orgoglio e alla propria reputazione. La città di per sè faceva anche parte del piano, fu l’orgoglio che indusse questi uomini a sfidare Dio. Essi rifiutavano di proseguire, ovvero di riempire la terra moltplicandosi, come gli era stato ordinato. E questo fu da parte di Nimrod e della sua gente un disubbidire a quello che era stato il comandamento, cioè il piano di Dio. Nel disubbidire cercarono di appropriarsi della Gloria di Dio. Volevano che la torre fosse un monumento alle loro capacità ed esaltasse la loro fama . Erano così uniti che sarebbero riusciti a fare tutto ciò che era nei loro desideri. Invece Dio li piegò in una sola mossa. Avevano deciso di fermarsi: egli li obbligò a disperdersi. Questo racconto come e perchè i popoli della terra furono sparsi, ciascuno secondo la propria lingua e si sparsero sulla terra dopo il diluvio ( Genesi 10:32). Il nome di Babel si collega al nome ebraico che significa “confondere”. Dovettero separarsi e successivamente raccogliersi nelle zone dove ogni singola lingua veniva parlata.

Bibliografia: La sacra bibbia, note e commenti di John Mac Arthur.

 

cambiare la tua vita…

Non tanto tempo fa avevo scritto su facebook di avere la necessità di dare una sterzata alla mia vita; volovo cambiare. A volte cambiare potrebbe significare movimento, innovazione cioè dare un tono in più o meglio motivare di più la nostra esistenza. Lo fatto. Mi chiedo  se ho deciso Io questo cambiamento o se Dio che opera attraverso me? Questa fra tante potrebbe essere la più plausibile. Non sono sicuramente fatto per oziare o per vivere su di un lago di acqua stagnante; il mare e quindi  l’acqua mossa associata al vento che ti scombina i capelli mi fa sentire più a mio agio. La vacanza ultima mi ha fatto riflettere su tante cose, ed io non sono stato sordo, ho ascoltato dentro di me quel bisogno di annullare una stanchezza mentale, che solo in azione e facendo , costruendo nella tua vita va via. Certo puoi anche restare sordo, ma l’udito poi ti torna quando a fine corsa, quando a tarda età arriva il pentimento di cio che non si è fatto. Faccio un esempio di una persona che un giono al suo 85 esimo anno d’età mi disse: ho trascurato Dio perchè non lo conoscevo, ero troppo distratto in cose materiali e distratto da mondo che alla fine non mi appagavano come mi appaga Lui.Però mi accorgo che mi rimane poco tempo, chissa… Dedico, mi diceva, la parte più stanca della mia vita alla fede . Cerco forse un rifugio? Ti rendi conto che fai tesoro del parlare altrui e mentri ascolti rifletti e non favelli. Allora ascolta dentro te, perchè a tarda età in te ci deve essere energia, non rammarico, la pienezza della fede e non una tarda scoperta della fede. Chi sta seduto rimane fermo. Un abbraccio nella pace del Signore che attraverso la “Grazia” ci ha perdonato i peccati pagando per noi silla croce.

Corso sulla sicurezza del lavoro

Bene oggi coso sulla “sicurezza”. Quante normative ci sono che regolano il lavoro? Tante, ma così tante, che a rispettarle tutte ti potresti dimenticare di andare al lavoro o ancora meglio, vivresti alla giornata. Se hai tanta voglia di fare, ti passa la voglia. Per carità tutto giusto metti la visiera per gli schizzi, metti i guanti per il sangue; e i danni ad corrente elettrica e l’innesco di un potenziale incendio. Allora ma è possibile che tutte le sfighe devono ricadere come la nuvoletta di Fantozzi? Non è finita continua domani.